IL CONTE LUCIO TASCA: TRA IERI E OGGI, E’ TEMPO DI BILANCI PER L’ULTIMO DEI GATTOPARDI

“La devo chiamare, Conte?”. “No, soltanto, Lucio”. Rompo così il ghiaccio con Lucio Tasca d’Almerita, classe 1940, icona dell’eccellenza del vino siciliano nel mondo. C’incontriamo a Villa Tasca, residenza storica di famiglia immersa nel verde di un grande parco in quella che una volta era la periferia di Palermo, tra i giardini della Conca d’Oro. Un nome che evoca l’eleganza di vini pluripremiati, il fascino di una tradizione di famiglia che affonda le radici nel lontano 1830,anno di nascita dell’azienda, nel feudo di Regaleali, al confine tra la provincia palermitana e quella nissena. La più antica dell’isola.

LUCIO TASCA, in punta di piedi, schiude la porta dei ricordi. “Sono particolarmente affezionato a Villa Tasca ,perchè proprio dai vigneti di questa tenuta fu prodotto il nostro primo vino, il Camastra”. Riscosse un grande successo anche all’estero: sino al 1950 era ancora nella wine list dell’Hotel Plaza di New York. Felice preludio di un successo lungo oltre 150 anni con una produzione attuale di circa tre milioni di bottiglie. “Adesso siamo presenti in 62 Paesi e proprio quest’anno abbiamo superato la quota del 50% della nostra presenza all’estero-dice con orgoglio il presidente dell’azienda che da un anno è andato in pensione-Ai miei figli, Giuseppe, vicepresidente ed Alberto, amministratore delegato, ho lasciato le redini. Anche se le decisioni importanti le prendiamo sempre insieme”. E’ la passione per il lavoro, condita da un pizzico di fortuna, la chiave del successo ma anche una innata attitudine alla fatica.“ Propria di quei contadini di alta montagna, come la mia famiglia originaria di Mistretta, un paesino alle porte dei Nebrodi, che doveva lavorare molto per ottenere dei risultati”. La caparbietà di migliorarsi,
di non dormire sugli allori.

LUCIO TASCA, IERI: Spirito libero, il giovane Lucio come tutti i ragazzi di oggi e di ieri, si scontra con il padre Giuseppe a cui lo lega un profondo amore.
Si laurea “ per cortesia” come dice lui stesso ma di un lavoro in banca non ne vuol sapere. Per diversi anni segue l’azienda da “esterno”, senza ricevere stipendio “per non essere schiavo” cimentandosi in diverse attività: avvia un’azienda di maglieria, poi coltiva e vende fiori, apre un vivaio ed ancora una concessionaria di macchine e motori. “Infine, mi arrendo. La vendita, la commercializzazione non fanno per me.” La svolta arriva intorno agli anni ’80, quando l’attività dell’azienda diventa sempre più impegnativa e Lucio è già capofamiglia. Decide di occuparsene e lo fa a suo modo: innovando. Il braccio di ferro con il padre non lo fa desistere. Lui, tosto, va per la sua strada. Ed ha ragione. Accanto ai vitigni autoctoni tradizionali, impianta le barbatelle importate dalla Francia. Ed imprime una svolta decisiva nell’enologia siciliana. Sono quattro cultivar di Cabernet Sauvignon, Pinot Nero, Sauvignon Blanc e Chardonnay. Dopo tre anni faccio una mini sperimentazione e produco una damigiana di vino”. Ed è un successo. Il Cabernet-Sauvignon Tasca D’Almerita, è il primo cabernet sauvignon in purezza prodotto in Sicilia. “Insieme allo Chardonnay in purezza ed al Rosso del Conte-dice con orgoglio-sono i vini a cui sono più legato. Li considero i miei figli enologici”.
E’ il 1987, Lucio Tasca ha 48 anni e riceve il primo stipendio dal padre. Adesso ha affermato la sua libertà. “ E’ un valore da difendere-dice senza rimpianti- Anche se ha un prezzo da pagare”.

MISSION : La casa vinicola del leone e del sole, ha ampliato in questi anni il suo progetto aziendale con Salina, dove accanto a d un’ospitalità a cinque stelle di Capofaro Malvasia & Resort accompagna la produzione dell’omonima Malvasia; con il progetto Mozia con la gestione di alcuni vigneti affidati dalla Fondazione Whitaker dove viene prodotto il Grillo di Mozia. Infine le Tenute sull’Etna e di recente Sallier de la Tour, in provincia di Palermo. Microcosmi diversi con un’identica mission: la ricerca della qualità nel rispetto dell’ambiente in modo sostenibile.

LUCIO TASCA – PREMI-Tanti i riconoscimenti per la sua attività d’imprenditore. Ma ce n’è uno a cui è legato. “Il premio Gran Vinitaly 2007 perchè quell’anno è stata premiata anche Corinne Mentzepoulos di Chateau Margaux. Una gran soddisfazione per me, per la mia azienda, per la mia terra, essere premiati insieme alla prestigiosa maison di vini francesi”.

LUCIO TASCA-BILANCI. “Sono stato un uomo molto fortunato-dice-ho avuto un bel lavoro, una bella residenza dove abitano i miei figli e soprattutto le gioie più grandi sono quelle che mi ha regalato la famiglia”. Ha un rapporto particolare con i soldi. “Sono sciarriato con il denaro”. E per quanto riguarda l’amore “non l’ho ancora capito. Anche se le donne- dice da intenditore- sono la gioia della vita”. Cosa diversa per l’amicizia su cui ha le idee ben chiare.” Avere amici è la cosa più bella-chiosa-serve ad evitare lo psicanalista”. Appassionato di caccia, di pesca e del “salto in barca”, ha girato il mondo per diletto e per lavoro. A lasciargli il segno, i viaggi in India ed in Africa. “Ho adottato nove bambini nel mondo e da credente convinto devolvo il 5 per mille alla Chiesa Cattolica”.
LUCIO TASCA E LA FAMIGLIA- Ma è la famiglia, il centro della sua vita. Ha quattro figli, Giuseppe, Alberto, Franca ed Alessandra. E sei nipoti di cui un settimo in arrivo. “A dire il vero non sono bravo a fare il nonno- confessa-quando li vedo così piccoli, in culla, mi sento inadeguato”. Le cose migliorano con la crescita. “Ho un bel rapporto con mio nipote Lucio, 18 anni. Lo invito casa, pranziamo da soli e parliamo di tutto-dice con aria complice- Anche di ragazze”. Mi mostra una foto che li ritrae l’uno accanto all’altro, le teste poggiate e l’abbraccio di Lucio senior sulle spalle di Lucio junior. Due gocce d’acqua con l’identico sorriso. “Guardi, come è bello mio nipote!”. Ed il suo sguardo, per la prima volta, s’illumina di felicità.
Giusy Messina

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